Una storia vera. Un cane randagio, eroico e generoso, che si butta prontamente nelle acque della Dora per salvare una bambina caduta in acqua mentre giocava vicino al fiume, e riesce a salvarla e a riportarla a riva tirandola per il vestitino. Il racconto di un gesto coraggioso e gentile da parte di un cane pastore vagante, che nella zona chiamavano Lupo, accaduto nella Torino degli anni Cinquanta.
La storia di Lupo è la storia bella e tragica di un atto d'amore disinteressato verso gli esseri umani. Che purtroppo questi, come troppo spesso accade, hanno mal ripagato.
Siamo a Torino, negli anni cinquanta. Lungo le rive del fiume che attraversa la città, la Dora, un gruppo di bambini sta giocando, vociante ed allegro come sempre.
Ad un tratto, improvvisamente, il momento di gioiosa serenità rischia di trasformarsi in tragedia. Una bambina è caduta in acqua, e le sue grida di aiuto e quelle degli altri bambini spaventati sostituiscono quelle che prima erano le esclamazioni vivaci e felici del gruppo.
Un cane pastore, uso a vagare libero per la zona, e che gli abitanti del quartiere chiamavano Lupo, sente le grida della bambina, percepisce l'agitazione e la situazione di pericolo.
Ci mette un attimo a decidere cosa fare.
Il suo cuore coraggioso e il suo istinto di protezione verso gli esseri umani dettano subito le sue azioni, decisamente audaci e generose.
Senza esitare si getta anche lui nel fiume, che avrebbe potuto travolgerlo insieme alla bambina, e afferrandola con la bocca per il vestitino riesce a tirarla a riva.
Il suo gesto fu lodato, come un che di eroico e di miracoloso. Torino aveva il suo eroe a quattro zampe.
Un racconto del suo coraggioso intervento che aveva salvato la vita di una bambina comparve anche su La Stampa di Torino.
Ma il cane eroe non aveva né una famiglia umana, né una casa.
Per qualche giorno si unì ad un compagno a due zampe, un uomo senza fissa dimora, libero e vagabondo come lui, dormendo insieme in un riparo di fortuna.
Poi all'improvviso scomparve.
Sembra, dalle ricostruzioni successive e dai racconti fatti dalle persone della zona al suo amico umano, che nei giorni successivi lo stava cercando senza tregua senza trovarlo da nessuna parte, che sia stato accalappiato dagli operatori del canile.
E purtroppo sembra anche che, una volta portato lì, nel canile municipale, sia stato ucciso quasi subito, prima che il suo amico umano riuscisse a trovarlo e a salvarlo.
Lupo, il cane che aveva eroicamente, sotto gli occhi di tutti, salvato una bambina, suscitando stupore, ammirazione e gratitudine da parte di tutti coloro che avevano assistito al suo nobile gesto, è morto così, ingiustamente, da solo, rinchiuso in una triste prigione per cani, misconosciuto e senza appello, come se la sua esistenza fosse un mero problema di ordine pubblico, da eliminare al più presto.
Ucciso proprio da alcuni di quegli esseri umani, abitanti della sua città, per cui aveva dimostrato tanto senso di responsabilità e devozione, quelli che lui sentiva per istinto - un nobile istinto - di dover proteggere anche a rischio della propria vita.
Chissà se anche gli operatori di quel canile - che, conformemente alle norme inumane, barbare e crudeli del tempo, eliminava in tutta fretta dei poveri cani randagi senza pietà, e senza nemmeno cercare di dare loro una chance di una vita migliore - credevano di essere dei "bio-regolatori", come ai nostri giorni i cacciatori pretendono di essere per la fauna selvatica, ovvero persone che credono di avere il diritto di decidere quale, tra gli esseri viventi di Madre Natura, debba vivere e quale debba morire....
Oggi però alcuni cittadini torinesi, come ci racconta sempre il quotidiano La Stampa, memore della storia antica di Lupo di cui questa stessa testata è stata a suo tempo testimone e custode, vogliono porre rimedio, per quanto possibile, alla triste sorte di questo cagnolone buono, capace di vegliare senza nulla chiedere in cambio sui bimbi della città, e ripagarlo almeno in parte per il suo ingiusto destino.
Hanno deciso così di scrivere un nuovo epilogo alla storia di Lupo, dedicandogli un piccolo monumento o una targa con una iscrizione commemorativa, al fine di riconoscere il suo valore e la sua amicizia verso gli abitanti della città, per ricordarne per sempre il gesto eroico e tramandarne la memoria.
Speriamo che Lupo, nel paradiso dei cani, se tra una corsa e l'altra nell'erba di prati sempre verdi e fioriti guarderà in basso verso il nostro mondo e verso la sua città, quella città di cui aveva liberamente scelto di essere un cittadino a quattro zampe, vedendo che gli esseri umani lo hanno finalmente capito, sorrida.
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