parco nazionale d'abruzzo

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martedì 23 giugno 2026

APPELLO: FERMATE LA GUERRA CONTRO LA NATURA E GLI ANIMALI SELVATICI

LETTERA APERTA CONTRO LA "CONTRORIFORMA" DELLA CACCIA DEL DDL 1552

Gli oscuri interessi e la crudele "passione" di alcune lobby puntano a stravolgere la storica legge 157/92 di protezione della fauna selvatica, baluardo della tutela della natura e della civiltà ecologica in Italia. In spregio al bene pubblico e alla costituzione, nonché alla volontà, ai diritti e alla sicurezza della stragrande maggioranza dei cittadini.

Questa lettera chiede di fermare il disegno di legge del governo, in nome dell'interesse pubblico, della difesa della vita stessa degli animali selvatici (già messa a dura prova dalla pressione antropica, dalla perdita di habitat al bracconaggio) e dei valori etici e costituzionali di difesa della natura e degli animali, fortemente sentiti e condivisi in modo trasversale dalla maggior parte dei cittadini, al di là degli schieramenti politici. 

La proposta di riforma della normativa sulla caccia presentata dalla maggioranza in Parlamento - e attualmente in discussione al Senato - è un colpo al cuore per tutti coloro che in questo paese amano gli animali. E cioè per i molti milioni di italiani di destra e di sinistra - non certo solo una piccola minoranza di animalisti ed "animalari" (come spesso viene detto dispregiativamente da chi evidentemente gli animali non li ama affatto), ma una grande parte della popolazione e del corpo elettorale, come risulta da vari recenti sondaggi - che hanno empatia per essi, e che provano un legame profondo, vicinanza e partecipazione nei confronti delle creature non umane che vivono in questo mondo: creature innocenti e senzienti (come afferma anche la legge Brambilla approvata lo scorso anno da questa stessa maggioranza), esseri dotati tutti di sensibilità, consapevolezza, intelligenza, sentimenti e diritti, che siano animali domestici o abitatori liberi delle selve e di quella parte di natura viva e vitale che non è stata ancora distrutta e assoggettata al dominio antropico.

Questa proposta di "riforma", o forse sarebbe meglio dire di "controriforma", della normativa sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica rappresenta dunque un colpo al cuore, dicevamo, per milioni e milioni di italiani che amano gli animali, che si prendono cura di loro e se ne preoccupano in tante forme e modi diversi, fosse anche solo prendendo un cane o un gatto dalla strada o al canile, chiamando i soccorsi per un animale ferito o condividendo una richiesta di adozione, o ancora facendo ecoturismo e attività pacifiche nella natura rispettose degli animali e del territorio, o, cosa questa oggi quasi ovvia ma di fondamentale importanza, insegnando ai propri figli il rispetto per gli animali e gli ambienti naturali. Milioni e milioni di italiani che, come dimostrato negli anni da diverse indagini statistiche, rappresentano la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica e anche degli elettori del centrodestra; e che sono, in una percentuale altissima, contrari alla caccia.

Persone che hanno una coscienza morale che non è sorda al grido di aiuto, spesso muto, degli animali, e al tragico destino che troppo spesso li colpisce quando hanno a che fare con gli esseri umani, persone che condannano i maltrattamenti, le violenze e la morte troppo spesso ingiustamente inflitti ad essi da membri della nostra specie in cui tuttavia è difficile riconoscersi.

Persone che rispettano gli altri esseri con cui condividiamo il nostro mondo, e che sanno che l'uomo è parte, e non padrone, della comunità dei viventi che abita la terra.

Persone che vogliono uscire definitivamente dalla barbarie dell'indifferenza e degli stermini sistematici di un passato anche molto recente, quello degli ultimi secoli, i secoli d'oro delle "magnifiche sorti e progressive" della modernità, i secoli della caccia vile e massacratrice con armi sempre più tecnologiche, fatta peraltro per lo più non per necessità ma per divertimento e per il gusto di uccidere, i secoli dell'agricoltura chimica e dello "sviluppo" tecno-industriale capitalistico, che hanno svuotato e avvelenato i cieli, la terra e le acque, che hanno reso, come denunciava già molti decenni fa Rachel Carson, i campi primaverili morti e silenziosi, e che hanno condotto alla devastazione antropica ed antropocentrica del mondo naturale e all'estinzione di moltissime specie viventi; una barbarie  da cui in verità, con le norme di tutela degli ultimi decenni, credevamo di essere usciti per sempre.

Un principio, quello della tutela dell'ambiente naturale, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, che del resto è ormai inciso nella nostra Costituzione, al comma 3 del fondamentale art. 9, che già tutelava la cultura, la scienza, la storia, l'arte e il paesaggio del nostro paese.

La proposta di legge 1552 presentata dalla maggioranza costituisce invece un radicale stravolgimento del principio fondamentale della tutela della fauna selvatica affermato nella Costituzione e già presente nella legge 157 del 1992: un principio che nella sostanza viene distorto e cancellato in nome della mera "gestione" antropica ed antropocentrica di essa, ovvero del suo sfruttamento ed abbattimento per interessi umani, in contrasto non solo con la Costituzione e con la normativa precedente, nonché in parte con varie direttive europee e convenzioni internazionali (criticità che si è cercato in alcuni punti di limare, con dei recenti emendamenti al Senato), ma anche con lo stesso programma elettorale del centro destra del 2022, in cui alla voce ambiente (punto 12 del programma, intitolato solennemente "Ambiente, una priorità") si legge, tra l'altro: "Salvaguardia della biodiversità, anche attraverso l'istituzione di nuove riserve naturali" e "Promozione dell'educazione ambientale e al rispetto della fauna e della flora".

Il testo del ddl di maggioranza si fonda infatti sulla affermazione ossimorica e acritica di uno degli slogan principali del greenwashing dell'attuale ideologia venatoria, che tuttavia ben difficilmente, pur con queste pennellate verdastre pseudo-ecologiste e con le continue stridenti litanie e gli enfatici richiami sulla necessità della caccia per proteggere la biodiversità, potrà lavare il rosso del sangue versato e rappreso sui corpi degli animali uccisi: ovvero la incredibile pretesa dei cacciatori - pretesa paradossale e per molti versi grottesca, tale da offendere non solo la nostra intelligenza ma anche il nostro senso morale - di essere dei "bioregolatori" della natura (credendo di avere il diritto di mettersi al posto della natura e di Dio stesso, decidendo a loro giudizio chi deve vivere e chi deve morire) e di tutelare la biodiversità e la fauna selvatica ammazzandola.

Non è difficile smascherare il punto di vista antropocentrico, antinaturale ed anticosmico, un vero e proprio delirio mortifero di hybris, che presiede ad una tale impostazione: la natura infatti è per definizione e nella sua stessa essenza un insieme organico ed olistico autosufficiente, non è un artefatto dell'uomo o qualcosa che dipenda dall'azione umana,  né è un mero materiale di cui l'uomo possa disporre a proprio piacimento o una mera risorsa da sfruttare a proprio vantaggio. Essa è, come lo stesso significato della parola latina e del termine greco physis indicano chiaramente, l'uno-tutto, l'insieme di ciò che spontaneamente nasce, si genera ed esiste di per sé, per la sua stessa forza interna e capacità di generazione, e che altrettanto spontaneamente compie il proprio ciclo eterno e realizza il proprio interno equilibrio. Un equilibrio autonomo, dinamico e vivente, che fa sì, tra l'altro, che la presenza di popolazioni animali sia sempre commisurata alle risorse naturali presenti in un dato territorio, e il numero dei predatori al numero delle prede. Un equilibrio che l'uomo, parte anch'esso del mondo naturale, non deve affatto creare o "regolare", poiché esso è già dato e presente, e che dovrebbe limitarsi a seguire e rispettare, a conservare e proteggere, con-vivendo con le altre specie viventi. Ma che purtroppo, agendo in modo arbitrario, egoistico, disarmonico ed anticosmico, può distruggere. Un equilibrio che l'uomo moderno ha di fatto, nel corso degli ultimi due secoli, in buona parte distrutto, mostrando così al contempo la sua arroganza e la sua insipienza, nonché la sua totale assenza di una visione olistica, cosmica e responsabile del rapporto con la natura, che è la casa e la madre di tutti i viventi, e dunque anche la nostra.

A fondamento di questo progetto di legge non vi è dunque la volontà di tutelare la fauna selvatica per se stessa, nella sua vita spontanea in armonia con l'ambiente naturale circostante, ma la pretesa antropocentrica ed antinaturale di "regolarla" e "gestirla" a vantaggio dell'uomo, o meglio a vantaggio di alcuni uomini e di alcune attività umane, in primis quella venatoria e agrivenatoria, e degli interessi ad esse connessi, come quelli della lobby delle armi; attività ed interessi che sembrano essere l'unica cosa che interessa il legislatore e che si vuole realmente tutelare.

A discapito dei diritti, del benessere e della libertà stessa di vivere, muoversi ed esistere nella natura di tutti gli altri esseri umani, ovvero della grandissima maggioranza dei cittadini di questo paese, che vogliono vivere la natura praticando in essa attività incruente, come fare escursionismo, meditazione, sport o un picnic, o andare a cavallo, raccogliere funghi o scattare foto, o semplicemente godere esteticamente della sua bellezza o fare una passeggiata, nonché di tutti gli altri esseri viventi, che abitano il cielo, la terra e le acque, e che legittimamente nella natura, tra boschi e monti, lagune e corsi d'acqua hanno la loro casa, e che vedono la loro stessa esistenza e il loro habitat sempre più insidiati dalle attività umane e minacciati dal "prelievo" venatorio.

Come se la natura e gli animali selvatici - cioè gli esseri viventi e dotati di anima, come la "antichissima sapienza italica" iscritta nella nostra lingua ci ricorda, che spontaneamente da sempre la abitano, esseri liberi, non soggetti all'uomo e che non appartengono a nessuno, e della cui vita, custodia e tutela tuttavia lo stato e tutti noi siamo responsabili - fossero delle cose, degli oggetti inanimati o delle risorse antropiche di cui disporre senza vincoli a proprio vantaggio, e la loro esistenza, la loro vita e la loro morte non avessero e non dovessero avere altro senso che quello di essere soggette alle arbitrarie, egoistiche ed egocentriche decisioni dell'uomo. Anzi, di alcuni uomini. Di quelli che sembrano bramare più che la loro vita la loro morte, che li vogliono usare come bersagli ed abbattere solo per soddisfare il proprio cruento piacere di uccidere, la propria mortifera e sanguinaria "passione", o i loro interessi. In una totale e sconvolgente assenza di empatia verso gli animali uccisi, almeno stando a quanto sembra emergere chiaramente dai numerosi video, materiali e articoli diffusi on line dagli stessi cacciatori, dalle loro riviste e dalle loro associazioni.

Video e materiali spesso agghiaccianti, in cui si vedono cacciatori, tra cui purtroppo anche diversi giovani ed alcune donne, andarsene in giro nei nostri splendidi boschi, armati fino ai denti e spesso con mute di cani da caccia, tutti bardati con equipaggiamento paramilitare ostentato e firmato - spesso mettendo anche in evidenza esplicitamente modelli, qualità e caratteristiche degli strumenti o degli accessori utilizzati, come se si fosse in un megaspot pubblicitario di armi e abbigliamento - sparando in giro a cervi, caprioli, cinghiali, uccelli e altri animali, che cercano di scappare o di volare via terrorizzati, e poi a un certo punto si accasciano e cadono giù colpiti, ma a volte ancora vivi e sanguinanti, e i cani se ci sono piombano su di loro, mentre i cacciatori, tutti contenti, si complimentano fra loro per il colpo, per il numero di animali uccisi o per il peso della "preda" abbattuta, come fosse un mero ammasso di carne da valutare un tanto al chilo; mentre l'animale colpito, a volte solo ferito, magari intanto si dissangua e soffre nella boscaglia.

Video e materiali cui si uniscono, sui siti dedicati, sistematici commenti e proclami vari volti ad una perenne autogiustificazione e celebrazione del proprio ruolo e della propria sanguinaria "passione", e continue richieste alla politica, locale e nazionale, volte immancabilmente a lamentarsi di ogni limite e riduzione imposti dalle leggi, e a chiedere insistentemente di aumentare la possibilità di abbattere più animali possibile, includendo altre specie, pretendendo deroghe per quelle protette o estensione dei  limiti temporali per quelle già cacciabili.

Le cose che sembrano interessare davvero questi signori, a giudicare dai numerosi articoli, post e commenti vari che tutti possono andare a leggersi in giro per il web, sono infatti l'allentamento delle norme, dei vincoli e delle tutele per la fauna selvatica, sia a livello nazionale che locale; e su molti dei loro siti e canali sembrano fare il tifo per una continua estensione dei tempi e dei luoghi delle attività venatorie, nonché per l'aumento dei numeri degli abbattimenti possibili e delle quantità di animali cacciabili, chiedendo a gran voce e con veemenza alla politica - e ai politici - continue deroghe anche su specie tutelate e protette, per poterne ammazzare di più, sempre di più, anche uccellini piccoli e meravigliosi come i fringuelli, poco più grandi delle cartucce con cui li ammazzano, o animali iconici e altamente protetti come gli stambecchi, o esseri alati venerati nell'antichità e migrati spontaneamente nei nostri lidi e nei nostri cieli come gli ibis sacri; per non parlare dei cervi, di cui lo scorso anno si è riusciti a fermare la strage in Abruzzo, ma il cui massacro annuale, definito eufemisticamente "prelievo venatorio", si è compiuto invece in relativo silenzio mediatico soprattutto nelle altre regioni del centro-nord (di cui molte governate dal Pd).

Del resto nei post, nelle foto e nei video di caccia, come si è detto, si vedono cose sconvolgenti e traumatiche per ogni persona che abbia anche solo un minimo di sensibilità e di coscienza morale, quella voce interiore che Socrate definiva il suo daimon, che di fronte ad un altro essere vivente sussurri alla sua anima di non uccidere, meno che mai senza necessità, per divertimento o per "sport" o per altri futili motivi, e lo porti ad immedesimarsi nella sua fuga per la vita, nella sua paura e nella sua sofferenza, nel battito impazzito del suo cuore e nella tragica visione della sua agonia e della sua morte. Si vedono animali braccati dai cani, inseguiti, separati dai loro branchi e dalle loro famiglie, feriti e poi uccisi colpo dopo colpo, mentre sono a terra e non riescono a rialzarsi. E allora, proprio mentre gli animali sono in trappola, alcuni feriti o agonizzanti, altri che giacciono sul terreno ormai morti, ecco che in molti di questi post, di queste foto e di questi video sparsi per la rete, video verso cui  milioni di italiani, se li vedessero, verosimilmente proverebbero solo angoscia ed orrore, proprio allora, i cacciatori che li hanno colpiti e ammazzati sorridono, ti parlano di "una bella giornata di caccia in mezzo alla natura", e magari si compiacciono e si vantano tra loro per l'uccisione, e fanno tutti contenti il conteggio di quanti ne hanno presi, o della loro grandezza, o dei chili dell'animale abbattuto. Probabilmente già pregustano il momento in cui se lo mangeranno, perché, almeno a quanto pare da queste testimonianze on line, che essi stessi diffondono per documentare ed esibire le loro prodezze e verosimilmente per vantarsene, per loro non è un essere vivente colpito a morte cui è stata rubata  ingiustamente la vita, non è una vita spezzata, non è una madre, o un padre, o un figlio, magari un giovane cucciolo che si affacciava appena al mondo, e che giace morto nella polvere. No, ciò che emerge, o che almeno sembra emergere in tutta evidenza da questi post, foto e video, è che per loro è una preda, un trofeo di cui vantarsi, o un pezzo di carne da mangiare e condividere con tutti gli amici di questo passatempo insanguinato, o da tenere nel congelatore in attesa di essere mangiato forse un domani. In qualche foto e video si vedono anche scuoiature e squartamenti, e per tutte le persone sensibili e amanti degli animali anche questo non è un bel vedere.

E, ancora, ci sono video in cui si vedono individui - spesso anziani ma non sempre, anche perché a fare questi video, e ad aspirare a diventare degli influencer venatori sono per lo più i giovani - con le mimetiche o simil vestiario, cartucce, fucili, binocoli e altre apparecchiature, che si nascondono nei prati e con dei richiami cercano di attirare degli sventurati uccelli. Che scendono dal cielo dove volavano liberi, più alti della miseria e della depravazione umana, e vanno purtroppo a posarsi vicino a queste persone nascoste e acquattate nell'erba, tra i cespugli o dietro gli alberi, o dove che sia, che sparano loro senza pietà, e poi vanno a raccoglierne i poveri corpi come fossero delle cose, e se li mettono da una parte, nel "carniere", e ricominciano subito dopo, belli nascosti, ad ingannare con i richiami altri uccelli e abbattere volatili, con freddezza e, almeno a quanto sembra dalla narrazione dei video, senza mostrare alcuna empatia per gli animali uccisi, come fosse un tiro a segno, anzi mostrando gioia e soddisfazione solo quando li hanno ammazzati, e senza nessun visibile rimorso. E ovunque, come si è già detto, si vedono in giro, a favore di obiettivi e telecamere, costosi capi di abbigliamento venatorio in stile paramilitare, armi e strumenti vari, con marchi e nuovi modelli bene in evidenza, al punto che molti di questi video sembrano anche delle sfilate di prodotti da ostentare e da vendere, parte di un cinico business di cui gli animali sono le inconsapevoli vittime. Ma, soprattutto, tutto questo armamentario venatorio, mimetico e paramilitare fa capire una verità agghiacciante: che questa che si combatte ogni anno per mesi e mesi nei nostri boschi, nelle nostre campagne e nei nostri cieli, è una guerra. Una guerra contro gli animali, una guerra contro la natura. Una guerra contro esseri innocenti, ignari ed inermi, che da queste armi sempre più sofisticate e moderne non possono difendersi, e che a questo apparato tecnologico e preponderante di morte non possono sfuggire.

Ma ai promotori della riforma e alla loro platea venatoria non basta neppure il continuo massacro degli animali selvatici: vogliono sparare anche ai piccioni, e addirittura agli animali domestici vaganti considerati "rinselvatichiti"; e c'è il serio rischio che in un prossimo futuro, mentre l'opinione pubblica è distratta da guerre e problemi economici vari, gente col fucile, più o meno autorizzata da norme e amministratori che si muovano nella scia di questa deriva di sangue e di morte, se ne vada in giro ad ammazzare mucche o cavalli, cani o gatti abbandonati o smarriti nei nostri monti e nelle nostre campagne, e forse perfino nei nostri parchi e nelle nostre città, animali considerati da queste persone un "problema" e un "pericolo" per la sicurezza umana. Come se il fatto di essere tornati liberi, per essersi persi o essere stati abbandonati o essere rimasti soli per la morte del proprio proprietario, sia una condizione che merita la pena di morte, e come se abbatterli sia l'unica e la migliore risposta che lo stato può dare. Cosa evidentemente tanto falsa quanto assurda, nonché in totale contrasto con le norme attualmente vigenti sul randagismo, sul maltrattamento degli animali e sulla protezione della fauna selvatica (ivi incluse le norme europee come quelle sulla Rete Natura 2000 e la Direttive Habitat e Uccelli), ed in palese violazione del principio costituzionale di tutela degli animali, sia selvatici che domestici, affermato nell'articolo 9, che abbiamo già richiamato.

Del resto i difensori della proposta di legge della maggioranza, del tutto impermeabili ad ogni scrupolo morale, ad ogni logica e ad ogni evidenza, nel tentativo di dribblare tali principi e tali ostacoli, e di evitare di schiantarsi sullo scoglio giuridico dell'art.9 (e del correlato art.41), come si è già accennato, sostengono la tesi delle associazioni venatorie che la caccia corrisponda al migliore, o, meglio ancora, all'unico vero metodo di tutela e di conservazione della biodiversità in base ad un "approccio scientifico",  come se la miglior tutela per la fauna selvatica e la biodiversità naturale consistesse nell'ammazzarla; salvo poi, con evidente, macroscopica e rivelatrice incongruenza, pretendere al contempo di abolire le precedenti norme di protezione ed i principi di tutela e conservazione della fauna selvatica richiesti proprio dagli organismi scientifici e dai professionisti del settore, che si occupano della protezione e conservazione degli ecosistemi e delle varie specie animali, e tentare in tutti i modi di cancellare l'obbligo per le regioni di fare riferimento ai pareri scientifici di Ispra, l'Istituto scientifico preposto, in Italia, alla protezione dell'ambiente e alla conservazione della fauna selvatica. Negando  altresì l'evidenza storica e scientifica dello sterminio di innumerevoli specie viventi, dovuto storicamente proprio alla caccia massiccia e alla distruzione sistematica degli habitat naturali degli ultimi due secoli, che le ha condotte in molti casi all'estinzione o sull'orlo di essa, anche nel nostro paese.

Questa singolare, tragica ed impopolare operazione politica della maggioranza di governo, con tutte le sue forzature legali e morali, e con tutte le sue evidenti già rilevate contraddizioni sia con il programma elettorale da essa stessa presentato nel 2022  (e con i suoi stessi obiettivi politici dichiarati) che con i principi costituzionali,  i vincoli scientifici, le norme europee e internazionali sull'ambiente e le specie protette - nonché, e forse soprattutto, con il sentire comune, i principi etici ed i valori della grande maggioranza della popolazione - rischia di avere un prezzo alto, anche se magari non immediatamente quantificabile, soprattutto in termini di immagine, di credibilità e di fiducia, data la possibilità, da parte di molti elettori, di sentirsi truffati e ingannati rispetto ai programmi che questo governo prometteva di realizzare, e di trovarsi in grande difficoltà a riconoscersi eticamente nei suoi provvedimenti e nelle sue azioni.

La riforma della caccia proposta dal centrodestra sembra infatti volta ad accontentare solo ed essenzialmente le lobby del settore venatorio ed agrivenatorio, e quelle collegate delle armi e dei produttori di attrezzature e strumentazioni varie per la caccia, nonché alcune aziende agricole e di allevatori che preferirebbero vedere sterminati gli animali selvatici che danneggiano le loro attività piuttosto che investire in adeguati strumenti di tutela incruenta di allevamenti e colture. Sono lobby potenti e purtroppo vicine ad alcuni membri influenti del governo, capaci perciò di esercitare pressione, il cui peso elettorale e politico è tuttavia decisamente limitato: basti pensare che i cacciatori sono ormai circa l'uno per cento della popolazione.

Ma per farlo, cioè per accontentare le lobby suddette, tale riforma scontenta, ferisce e indigna la maggior parte della popolazione italiana che, pur in diversi casi refrattaria a molte normative cosiddette "green" di Bruxelles - norme mal congegnate, autoritarie,  decisamente costose e improponibili soprattutto per i cittadini più poveri, e troppo spesso scritte sotto dettatura degli interessi dei "poteri forti" o dei progetti totalitari di Davos e dintorni -, è tuttavia ben consapevole ormai del fatto che la tutela della natura, dell'ambiente e degli animali rappresenta un valore ed un principio fondamentale di civiltà, nonché un fondamentale bene pubblico, da preservare nel presente e nel futuro; un bene prezioso ed irrinunciabile, salvato almeno in parte solo a prezzo di grande impegno istituzionale e lunghi sforzi collettivi degli ultimi decenni, che non si può svendere o consegnare alla distruzione e al massacro solo per soddisfare le brame sanguinarie e gli interessi egoistici di pochi.

Così come la maggior parte dei cittadini è ben consapevole del fatto che un governo non deve governare per gli interessi privati e i piaceri di qualche ministro o di qualche amico di famiglia o di qualche lobby, ma nell'unico e sovrano interesse della nazione e del bene pubblico. E che un buon governante è tale solo ed esclusivamente quando persegue ciò che i romani avrebbero chiamato il bonum publicum, il bene pubblico, anche e soprattutto quando tale interesse pubblico è in contrasto con logiche private e interessi di parte (i quali sono leciti solo quando convergono con il bene pubblico o sono al suo servizio, e non altrimenti), o con cambiali politiche e tornaconti elettorali.

Gli animali selvatici non sono dei cacciatori, ma dello stato e di tutti noi, o per essere più precisi non sono una nostra mera proprietà, ma sono esseri viventi e senzienti che abitano il nostro territorio e che ci sono affidati, esseri della cui vita e del cui benessere siamo tutti responsabili. Essi sono una preziosa e inalienabile ricchezza dei nostri territori e della nostra nazione, sono la stessa vita spontanea che abita la natura della nostra patria, i suoi cieli e i suoi monti, le sue campagne e i suoi boschi, e la grande maggioranza dei cittadini, dopo averli tutelati e difesi con le nostre leggi e con l'impegno di tante istituzioni, professionisti e volontari in tutti questi ultimi decenni per cercare di farli sopravvivere, e in molti casi salvarli dall'estinzione, non vuole certo condurli ora al massacro e consegnarli come vittime designate nelle mani dei cacciatori. Che purtroppo, nel loro incomprensibile desiderio di sangue e di morte, sembrano tristemente incapaci di vedere nella loro bellezza, libertà e armonia nient'altro che un trofeo da appendere, o un bersaglio vivente da abbattere.

Se alla fine questa legge dovesse essere disgraziatamente approvata, e dovessero vincere gli interessi e i diktat delle lobby della morte e del sangue contro il bene pubblico e il principio etico e costituzionale della difesa della vita della nostra fauna selvatica, e in generale della tutela di tutti gli animali, anche domestici, abbandonati o "rinselvatichiti", che abitano il nostro territorio, sappia il governo che di certo questo non sarà indifferente al sentimento di buona parte dell'opinione pubblica: quel sentimento di vicinanza ed empatia verso gli altri esseri viventi che è proprio della grande maggioranza degli italiani e cui anche Silvio Berlusconi, unitamente all'amore e al rispetto per gli animali e alla necessità di tutelare la fauna selvatica come bene pubblico, si è sempre richiamato, come ci ha recentemente ricordato, nel suo appello contro l'approvazione di questo ddl, la nipote Nicole.

E sappia anche il governo che un tale scempio, almeno da parte di tutti i milioni di cittadini (molti, come abbiamo già detto, anche di centro-destra) che amano gli animali e hanno a cuore la loro vita ed il loro destino, non sarà perdonato, e non sarà dimenticato.

Del resto, le elezioni sono vicine. Alle molte delusioni e alle molte promesse non mantenute verso i propri elettori, il governo doveva proprio aggiungere, per una misera manciata di voti dei cacciatori (ormai per nemesi divina in via di estinzione o quasi nel nostro paese, molti dei quali, tra l'altro, votano dichiaratamente per il PD), questo vergognoso ed orribile provvedimento intriso di morte, di crudeltà, di interessi privati e oscuri business, di pericoli e insicurezza per tutti i cittadini, di noncuranza del bene pubblico, di barbarie e di sangue?

E, se così sarà, se davvero in parlamento la maggioranza da voi guidata approverà questo scempio, fateci almeno un piacere: smettete di citare Tolkien, la dolcezza della contea degli Hobbit, la magia degli elfi di Granburrone e di Lothlorien, e la capacità del sire Aragorn e di Gandalf di parlare ai destrieri dei Rohirrim e alle grandi aquile del cielo, o di parlarci della necessità di difendere la terra di mezzo e le foreste di Barbalbero dagli orchi di Mordor.

O almeno, prima di farlo, guardatevi allo specchio. 






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