LETTERA APERTA CONTRO LA "CONTRORIFORMA" DELLA CACCIA DEL DDL 1552
Gli oscuri interessi e la crudele "passione" di alcune lobby puntano a stravolgere la storica legge 157/92 di protezione della fauna selvatica, baluardo della tutela della natura e della civiltà ecologica in Italia. In spregio al bene pubblico e alla costituzione, nonché alla volontà, ai diritti e alla sicurezza della stragrande maggioranza dei cittadini.
Questa lettera chiede di fermare il disegno di legge del governo, in nome dell'interesse pubblico, della difesa della vita stessa degli animali selvatici (già messa a dura prova dalla pressione antropica, dalla perdita di habitat al bracconaggio) e dei valori etici e costituzionali di difesa della natura e degli animali, fortemente sentiti e condivisi in modo trasversale dalla maggior parte dei cittadini, al di là degli schieramenti politici.
La proposta di riforma
della normativa sulla caccia presentata dalla maggioranza in Parlamento - e
attualmente in discussione al Senato - è un colpo al cuore per tutti coloro che
in questo paese amano gli animali. E cioè per i molti milioni di italiani di
destra e di sinistra - non certo solo una piccola minoranza di animalisti ed
"animalari" (come spesso viene detto dispregiativamente da chi
evidentemente gli animali non li ama affatto), ma una grande parte della popolazione
e del corpo elettorale, come risulta da vari recenti sondaggi - che hanno
empatia per essi, e che provano un legame profondo, vicinanza e partecipazione
nei confronti delle creature non umane che vivono in questo mondo: creature
innocenti e senzienti (come afferma anche la legge Brambilla approvata lo
scorso anno da questa stessa maggioranza), esseri dotati tutti di sensibilità,
consapevolezza, intelligenza, sentimenti e diritti, che siano animali domestici
o abitatori liberi delle selve e di quella parte di natura viva e vitale che
non è stata ancora distrutta e assoggettata al dominio antropico.
Questa proposta di
"riforma", o forse sarebbe meglio dire di "controriforma",
della normativa sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica rappresenta
dunque un colpo al cuore, dicevamo, per milioni e milioni di italiani che amano
gli animali, che si prendono cura di loro e se ne preoccupano in tante forme e
modi diversi, fosse anche solo prendendo un cane o un gatto dalla strada o al
canile, chiamando i soccorsi per un animale ferito o condividendo una richiesta
di adozione, o ancora facendo ecoturismo e attività pacifiche nella natura
rispettose degli animali e del territorio, o, cosa questa oggi quasi ovvia ma
di fondamentale importanza, insegnando ai propri figli il rispetto per gli
animali e gli ambienti naturali. Milioni e milioni di italiani che, come
dimostrato negli anni da diverse indagini statistiche, rappresentano la
stragrande maggioranza dell'opinione pubblica e anche degli elettori del
centrodestra; e che sono, in una percentuale altissima, contrari alla caccia.
Persone che hanno una
coscienza morale che non è sorda al grido di aiuto, spesso muto, degli animali,
e al tragico destino che troppo spesso li colpisce quando hanno a che fare con
gli esseri umani, persone che condannano i maltrattamenti, le violenze e la
morte troppo spesso ingiustamente inflitti ad essi da membri della nostra
specie in cui tuttavia è difficile riconoscersi.
Persone che
rispettano gli altri esseri con cui condividiamo il nostro mondo, e che sanno
che l'uomo è parte, e non padrone, della comunità dei viventi che abita la
terra.
Persone che vogliono
uscire definitivamente dalla barbarie dell'indifferenza e degli stermini
sistematici di un passato anche molto recente, quello degli ultimi secoli, i
secoli d'oro delle "magnifiche sorti e progressive" della modernità,
i secoli della caccia vile e massacratrice con armi sempre più tecnologiche, fatta
peraltro per lo più non per necessità ma per divertimento e per il gusto di
uccidere, i secoli dell'agricoltura chimica e dello "sviluppo" tecno-industriale
capitalistico, che hanno svuotato e avvelenato i cieli, la terra e le acque, che
hanno reso, come denunciava già molti decenni fa Rachel Carson, i campi
primaverili morti e silenziosi, e che hanno condotto alla devastazione antropica
ed antropocentrica del mondo naturale e all'estinzione di moltissime specie
viventi; una barbarie da cui in verità,
con le norme di tutela degli ultimi decenni, credevamo di essere usciti per
sempre.
Un principio, quello
della tutela dell'ambiente naturale, della biodiversità, degli ecosistemi e
degli animali, che del resto è ormai inciso nella nostra Costituzione, al comma
3 del fondamentale art. 9, che già tutelava la cultura, la scienza, la storia,
l'arte e il paesaggio del nostro paese.
La proposta di legge 1552
presentata dalla maggioranza costituisce invece un radicale stravolgimento del
principio fondamentale della tutela della fauna selvatica affermato nella
Costituzione e già presente nella legge 157 del 1992: un principio che nella
sostanza viene distorto e cancellato in nome della mera "gestione"
antropica ed antropocentrica di essa, ovvero del suo sfruttamento ed
abbattimento per interessi umani, in contrasto non solo con la Costituzione e con
la normativa precedente, nonché in parte con varie direttive europee e
convenzioni internazionali (criticità che si è cercato in alcuni punti di
limare, con dei recenti emendamenti al Senato), ma anche con lo stesso programma
elettorale del centro destra del 2022, in cui alla voce ambiente (punto 12 del
programma, intitolato solennemente "Ambiente, una priorità") si
legge, tra l'altro: "Salvaguardia della biodiversità, anche attraverso
l'istituzione di nuove riserve naturali" e "Promozione
dell'educazione ambientale e al rispetto della fauna e della flora".
Il testo del ddl di
maggioranza si fonda infatti sulla affermazione ossimorica e acritica di uno
degli slogan principali del greenwashing
dell'attuale ideologia venatoria, che tuttavia ben difficilmente, pur con
queste pennellate verdastre pseudo-ecologiste e con le continue stridenti
litanie e gli enfatici richiami sulla necessità della caccia per proteggere la
biodiversità, potrà lavare il rosso del sangue versato e rappreso sui corpi
degli animali uccisi: ovvero la incredibile pretesa dei cacciatori - pretesa paradossale
e per molti versi grottesca, tale da offendere non solo la nostra intelligenza
ma anche il nostro senso morale - di essere dei "bioregolatori" della
natura (credendo di avere il diritto di mettersi al posto della natura e di Dio
stesso, decidendo a loro giudizio chi deve vivere e chi deve morire) e di
tutelare la biodiversità e la fauna selvatica ammazzandola.
Non è difficile
smascherare il punto di vista antropocentrico, antinaturale ed anticosmico, un
vero e proprio delirio mortifero di hybris,
che presiede ad una tale impostazione: la natura infatti è per definizione e
nella sua stessa essenza un insieme organico ed olistico autosufficiente, non è
un artefatto dell'uomo o qualcosa che dipenda dall'azione umana, né è un mero materiale di cui l'uomo possa
disporre a proprio piacimento o una mera risorsa da sfruttare a proprio
vantaggio. Essa è, come lo stesso significato della parola latina e del termine
greco physis indicano chiaramente,
l'uno-tutto, l'insieme di ciò che spontaneamente nasce, si genera ed esiste di
per sé, per la sua stessa forza interna e capacità di generazione, e che
altrettanto spontaneamente compie il proprio ciclo eterno e realizza il proprio
interno equilibrio. Un equilibrio autonomo, dinamico e vivente, che fa sì, tra
l'altro, che la presenza di popolazioni animali sia sempre commisurata alle
risorse naturali presenti in un dato territorio, e il numero dei predatori al
numero delle prede. Un equilibrio che l'uomo, parte anch'esso del mondo
naturale, non deve affatto creare o "regolare", poiché esso è già
dato e presente, e che dovrebbe limitarsi a seguire e rispettare, a conservare e
proteggere, con-vivendo con le altre specie viventi. Ma che purtroppo, agendo
in modo arbitrario, egoistico, disarmonico ed anticosmico, può distruggere. Un
equilibrio che l'uomo moderno ha di fatto, nel corso degli ultimi due secoli,
in buona parte distrutto, mostrando così al contempo la sua arroganza e la sua
insipienza, nonché la sua totale assenza di una visione olistica, cosmica e
responsabile del rapporto con la natura, che è la casa e la madre di tutti i
viventi, e dunque anche la nostra.
A fondamento di
questo progetto di legge non vi è dunque la volontà di tutelare la fauna
selvatica per se stessa, nella sua vita spontanea in armonia con l'ambiente
naturale circostante, ma la pretesa antropocentrica ed antinaturale di
"regolarla" e "gestirla" a vantaggio dell'uomo, o meglio a
vantaggio di alcuni uomini e di alcune attività umane, in primis quella venatoria e agrivenatoria, e degli interessi ad
esse connessi, come quelli della lobby delle armi; attività ed interessi che
sembrano essere l'unica cosa che interessa il legislatore e che si vuole
realmente tutelare.
A discapito dei
diritti, del benessere e della libertà stessa di vivere, muoversi ed esistere
nella natura di tutti gli altri esseri umani, ovvero della grandissima
maggioranza dei cittadini di questo paese, che vogliono vivere la natura
praticando in essa attività incruente, come fare escursionismo, meditazione,
sport o un picnic, o andare a cavallo, raccogliere funghi o scattare foto, o
semplicemente godere esteticamente della sua bellezza o fare una passeggiata, nonché
di tutti gli altri esseri viventi, che abitano il cielo, la terra e le acque, e
che legittimamente nella natura, tra boschi e monti, lagune e corsi d'acqua
hanno la loro casa, e che vedono la loro stessa esistenza e il loro habitat
sempre più insidiati dalle attività umane e minacciati dal "prelievo"
venatorio.
Come se la natura e
gli animali selvatici - cioè gli esseri viventi e dotati di anima, come la
"antichissima sapienza italica" iscritta nella nostra lingua ci
ricorda, che spontaneamente da sempre la abitano, esseri liberi, non soggetti
all'uomo e che non appartengono a nessuno, e della cui vita, custodia e tutela
tuttavia lo stato e tutti noi siamo responsabili - fossero delle cose, degli
oggetti inanimati o delle risorse antropiche di cui disporre senza vincoli a
proprio vantaggio, e la loro esistenza, la loro vita e la loro morte non avessero
e non dovessero avere altro senso che quello di essere soggette alle
arbitrarie, egoistiche ed egocentriche decisioni dell'uomo. Anzi, di alcuni
uomini. Di quelli che sembrano bramare più che la loro vita la loro morte, che li
vogliono usare come bersagli ed abbattere solo per soddisfare il proprio
cruento piacere di uccidere, la propria mortifera e sanguinaria
"passione", o i loro interessi. In una totale e sconvolgente assenza
di empatia verso gli animali uccisi, almeno stando a quanto sembra emergere
chiaramente dai numerosi video, materiali e articoli diffusi on line dagli
stessi cacciatori, dalle loro riviste e dalle loro associazioni.
Video e materiali
spesso agghiaccianti, in cui si vedono cacciatori, tra cui purtroppo anche
diversi giovani ed alcune donne, andarsene in giro nei nostri splendidi boschi,
armati fino ai denti e spesso con mute di cani da caccia, tutti bardati con
equipaggiamento paramilitare ostentato e firmato - spesso mettendo anche in
evidenza esplicitamente modelli, qualità e caratteristiche degli strumenti o degli
accessori utilizzati, come se si fosse in un megaspot pubblicitario di armi e abbigliamento
- sparando in giro a cervi, caprioli, cinghiali, uccelli e altri animali, che
cercano di scappare o di volare via terrorizzati, e poi a un certo punto si
accasciano e cadono giù colpiti, ma a volte ancora vivi e sanguinanti, e i cani
se ci sono piombano su di loro, mentre i cacciatori, tutti contenti, si
complimentano fra loro per il colpo, per il numero di animali uccisi o per il
peso della "preda" abbattuta, come fosse un mero ammasso di carne da
valutare un tanto al chilo; mentre l'animale colpito, a volte solo ferito, magari
intanto si dissangua e soffre nella boscaglia.
Video e materiali cui
si uniscono, sui siti dedicati, sistematici commenti e proclami vari volti ad
una perenne autogiustificazione e celebrazione del proprio ruolo e della
propria sanguinaria "passione", e continue richieste alla politica,
locale e nazionale, volte immancabilmente a lamentarsi di ogni limite e
riduzione imposti dalle leggi, e a chiedere insistentemente di aumentare la
possibilità di abbattere più animali possibile, includendo altre specie,
pretendendo deroghe per quelle protette o estensione dei limiti temporali per quelle già cacciabili.
Le cose che sembrano interessare davvero questi signori, a giudicare
dai numerosi articoli, post e commenti vari che tutti possono andare a leggersi
in giro per il web, sono infatti l'allentamento delle norme, dei vincoli e delle tutele
per la fauna selvatica, sia a livello nazionale che locale; e su molti dei loro
siti e canali sembrano fare il tifo per una continua estensione dei tempi e dei
luoghi delle attività venatorie, nonché per l'aumento dei numeri degli
abbattimenti possibili e delle quantità di animali cacciabili, chiedendo a gran
voce e con veemenza alla politica - e ai politici - continue deroghe anche su
specie tutelate e protette, per poterne ammazzare di più, sempre di più, anche
uccellini piccoli e meravigliosi come i fringuelli, poco più grandi delle
cartucce con cui li ammazzano, o animali iconici e altamente protetti come gli
stambecchi, o esseri alati venerati nell'antichità e migrati spontaneamente nei
nostri lidi e nei nostri cieli come gli ibis sacri; per non parlare dei cervi,
di cui lo scorso anno si è riusciti a fermare la strage in Abruzzo, ma il cui
massacro annuale, definito eufemisticamente "prelievo venatorio", si
è compiuto invece in relativo silenzio mediatico soprattutto nelle altre
regioni del centro-nord (di cui molte governate dal Pd).
Del resto nei post, nelle foto e nei video di caccia, come
si è detto, si vedono cose sconvolgenti e traumatiche per ogni persona che abbia
anche solo un minimo di sensibilità e di coscienza morale, quella voce
interiore che Socrate definiva il suo daimon, che di fronte ad un altro essere
vivente sussurri alla sua anima di non uccidere, meno che mai senza necessità,
per divertimento o per "sport" o per altri futili motivi, e lo porti
ad immedesimarsi nella sua fuga per la vita, nella sua paura e nella sua sofferenza,
nel battito impazzito del suo cuore e nella tragica visione della sua agonia e
della sua morte. Si vedono animali braccati dai cani, inseguiti, separati dai
loro branchi e dalle loro famiglie, feriti e poi uccisi colpo dopo colpo,
mentre sono a terra e non riescono a rialzarsi. E allora, proprio mentre gli
animali sono in trappola, alcuni feriti o agonizzanti, altri che giacciono sul
terreno ormai morti, ecco che in molti di questi post, di queste foto e
di questi video sparsi per la rete, video verso cui milioni di italiani, se li vedessero,
verosimilmente proverebbero solo angoscia ed orrore, proprio allora, i
cacciatori che li hanno colpiti e ammazzati sorridono, ti parlano di "una bella giornata di caccia in mezzo alla natura", e magari si compiacciono
e si vantano tra loro per l'uccisione, e fanno tutti contenti il conteggio di
quanti ne hanno presi, o della loro grandezza, o dei chili dell'animale
abbattuto. Probabilmente già pregustano il momento in cui se lo mangeranno,
perché, almeno a quanto pare da queste testimonianze on line, che essi stessi
diffondono per documentare ed esibire le loro prodezze e verosimilmente per
vantarsene, per loro non è un essere vivente colpito a morte cui è stata
rubata ingiustamente la vita, non è una
vita spezzata, non è una madre, o un padre, o un figlio, magari un giovane
cucciolo che si affacciava appena al mondo, e che giace morto nella polvere.
No, ciò che emerge, o che almeno sembra emergere in tutta evidenza da questi
post, foto e video, è che per loro è una preda, un trofeo di cui vantarsi, o un
pezzo di carne da mangiare e condividere con tutti gli amici di questo
passatempo insanguinato, o da tenere nel congelatore in attesa di essere
mangiato forse un domani. In qualche foto e video si vedono anche scuoiature e
squartamenti, e per tutte le persone sensibili e amanti degli animali anche
questo non è un bel vedere.
E, ancora, ci sono video in cui si vedono individui - spesso
anziani ma non sempre, anche perché a fare questi video, e ad aspirare a
diventare degli influencer venatori sono per lo più i giovani - con le
mimetiche o simil vestiario, cartucce, fucili, binocoli e altre apparecchiature,
che si nascondono nei prati e con dei richiami cercano di attirare degli sventurati
uccelli. Che scendono dal cielo dove volavano liberi, più alti della miseria e
della depravazione umana, e vanno purtroppo a posarsi vicino a queste persone
nascoste e acquattate nell'erba, tra i cespugli o dietro gli alberi, o dove che
sia, che sparano loro senza pietà, e poi vanno a raccoglierne i poveri corpi
come fossero delle cose, e se li mettono da una parte, nel
"carniere", e ricominciano subito dopo, belli nascosti, ad ingannare
con i richiami altri uccelli e abbattere volatili, con freddezza e, almeno a
quanto sembra dalla narrazione dei video, senza mostrare alcuna empatia per gli
animali uccisi, come fosse un tiro a segno, anzi mostrando gioia e
soddisfazione solo quando li hanno ammazzati, e senza nessun visibile rimorso. E
ovunque, come si è già detto, si vedono in giro, a favore di obiettivi e
telecamere, costosi capi di abbigliamento venatorio in stile paramilitare, armi
e strumenti vari, con marchi e nuovi modelli bene in evidenza, al punto che
molti di questi video sembrano anche delle sfilate di prodotti da ostentare e
da vendere, parte di un cinico business di cui gli animali sono le
inconsapevoli vittime. Ma, soprattutto, tutto questo armamentario venatorio,
mimetico e paramilitare fa capire una verità agghiacciante: che questa che si
combatte ogni anno per mesi e mesi nei nostri boschi, nelle nostre campagne e
nei nostri cieli, è una guerra. Una guerra contro gli animali, una guerra
contro la natura. Una guerra contro esseri innocenti, ignari ed inermi, che da
queste armi sempre più sofisticate e moderne non possono difendersi, e che a
questo apparato tecnologico e preponderante di morte non possono sfuggire.
Ma ai promotori della
riforma e alla loro platea venatoria non basta neppure il continuo massacro
degli animali selvatici: vogliono sparare anche ai piccioni, e addirittura agli
animali domestici vaganti considerati "rinselvatichiti"; e c'è il
serio rischio che in un prossimo futuro, mentre l'opinione pubblica è distratta
da guerre e problemi economici vari, gente col fucile, più o meno autorizzata
da norme e amministratori che si muovano nella scia di questa deriva di sangue
e di morte, se ne vada in giro ad ammazzare mucche o cavalli, cani o gatti
abbandonati o smarriti nei nostri monti e nelle nostre campagne, e forse
perfino nei nostri parchi e nelle nostre città, animali considerati da queste
persone un "problema" e un "pericolo" per la sicurezza
umana. Come se il fatto di essere tornati liberi, per essersi persi o essere
stati abbandonati o essere rimasti soli per la morte del proprio proprietario,
sia una condizione che merita la pena di morte, e come se abbatterli sia
l'unica e la migliore risposta che lo stato può dare. Cosa evidentemente tanto
falsa quanto assurda, nonché in totale contrasto con le norme attualmente
vigenti sul randagismo, sul maltrattamento degli animali e sulla protezione
della fauna selvatica (ivi incluse le norme europee come quelle sulla Rete
Natura 2000 e la Direttive Habitat e Uccelli), ed in palese violazione del
principio costituzionale di tutela degli animali, sia selvatici che domestici,
affermato nell'articolo 9, che abbiamo già richiamato.
Del resto i difensori
della proposta di legge della maggioranza, del tutto impermeabili ad ogni scrupolo
morale, ad ogni logica e ad ogni evidenza, nel tentativo di dribblare tali
principi e tali ostacoli, e di evitare di schiantarsi sullo scoglio giuridico
dell'art.9 (e del correlato art.41), come si è già accennato, sostengono la
tesi delle associazioni venatorie che la caccia corrisponda al migliore, o,
meglio ancora, all'unico vero metodo di tutela e di conservazione della biodiversità
in base ad un "approccio scientifico", come se la miglior tutela per la fauna
selvatica e la biodiversità naturale consistesse nell'ammazzarla; salvo poi,
con evidente, macroscopica e rivelatrice incongruenza, pretendere al contempo di
abolire le precedenti norme di protezione ed i principi di tutela e
conservazione della fauna selvatica richiesti proprio dagli organismi
scientifici e dai professionisti del settore, che si occupano della protezione
e conservazione degli ecosistemi e delle varie specie animali, e tentare in
tutti i modi di cancellare l'obbligo per le regioni di fare riferimento ai
pareri scientifici di Ispra, l'Istituto scientifico preposto, in Italia, alla protezione
dell'ambiente e alla conservazione della fauna selvatica. Negando altresì l'evidenza storica e scientifica dello
sterminio di innumerevoli specie viventi, dovuto storicamente proprio alla
caccia massiccia e alla distruzione sistematica degli habitat naturali degli
ultimi due secoli, che le ha condotte in molti casi all'estinzione o sull'orlo
di essa, anche nel nostro paese.
Questa singolare, tragica ed impopolare operazione politica
della maggioranza di governo, con tutte le sue forzature legali e morali, e con
tutte le sue evidenti già rilevate contraddizioni sia con il programma
elettorale da essa stessa presentato nel 2022
(e con i suoi stessi obiettivi politici dichiarati) che con i principi
costituzionali, i vincoli scientifici, le
norme europee e internazionali sull'ambiente e le specie protette - nonché, e
forse soprattutto, con il sentire comune, i principi etici ed i valori della
grande maggioranza della popolazione - rischia di avere un prezzo alto, anche
se magari non immediatamente quantificabile, soprattutto in termini di
immagine, di credibilità e di fiducia, data la possibilità, da parte di molti
elettori, di sentirsi truffati e ingannati rispetto ai programmi che questo
governo prometteva di realizzare, e di trovarsi in grande difficoltà a riconoscersi
eticamente nei suoi provvedimenti e nelle sue azioni.
La riforma della
caccia proposta dal centrodestra sembra infatti volta ad accontentare solo ed
essenzialmente le lobby del settore venatorio ed agrivenatorio, e quelle
collegate delle armi e dei produttori di attrezzature e strumentazioni varie
per la caccia, nonché alcune aziende agricole e di allevatori che
preferirebbero vedere sterminati gli animali selvatici che danneggiano le loro
attività piuttosto che investire in adeguati strumenti di tutela incruenta di
allevamenti e colture. Sono lobby potenti e purtroppo vicine ad alcuni membri
influenti del governo, capaci perciò di esercitare pressione, il cui peso elettorale
e politico è tuttavia decisamente limitato: basti pensare che i cacciatori sono
ormai circa l'uno per cento della popolazione.
Ma per farlo, cioè
per accontentare le lobby suddette, tale riforma scontenta, ferisce e indigna
la maggior parte della popolazione italiana che, pur in diversi casi refrattaria
a molte normative cosiddette "green" di Bruxelles - norme mal
congegnate, autoritarie, decisamente
costose e improponibili soprattutto per i cittadini più poveri, e troppo spesso
scritte sotto dettatura degli interessi dei "poteri forti" o dei
progetti totalitari di Davos e dintorni -, è tuttavia ben consapevole ormai del
fatto che la tutela della natura, dell'ambiente e degli animali rappresenta un
valore ed un principio fondamentale di civiltà, nonché un fondamentale bene
pubblico, da preservare nel presente e nel futuro; un bene prezioso ed
irrinunciabile, salvato almeno in parte solo a prezzo di grande impegno
istituzionale e lunghi sforzi collettivi degli ultimi decenni, che non si può
svendere o consegnare alla distruzione e al massacro solo per soddisfare le
brame sanguinarie e gli interessi egoistici di pochi.
Così come la maggior
parte dei cittadini è ben consapevole del fatto che un governo non deve
governare per gli interessi privati e i piaceri di qualche ministro o di
qualche amico di famiglia o di qualche lobby, ma nell'unico e sovrano interesse
della nazione e del bene pubblico. E che un buon governante è tale solo ed
esclusivamente quando persegue ciò che i romani avrebbero chiamato il bonum publicum, il bene pubblico, anche
e soprattutto quando tale interesse pubblico è in contrasto con logiche private
e interessi di parte (i quali sono leciti solo quando convergono con il bene
pubblico o sono al suo servizio, e non altrimenti), o con cambiali politiche e
tornaconti elettorali.
Gli animali selvatici non sono dei cacciatori, ma dello
stato e di tutti noi, o per essere più precisi non sono una nostra mera
proprietà, ma sono esseri viventi e senzienti che abitano il nostro territorio
e che ci sono affidati, esseri della cui vita e del cui benessere siamo tutti
responsabili. Essi sono una preziosa e inalienabile ricchezza dei nostri
territori e della nostra nazione, sono la stessa vita spontanea che abita la
natura della nostra patria, i suoi cieli e i suoi monti, le sue campagne e i
suoi boschi, e la grande maggioranza dei cittadini, dopo averli tutelati e
difesi con le nostre leggi e con l'impegno di tante istituzioni, professionisti
e volontari in tutti questi ultimi decenni per cercare di farli sopravvivere, e
in molti casi salvarli dall'estinzione, non vuole certo condurli ora al massacro
e consegnarli come vittime designate nelle mani dei cacciatori. Che purtroppo, nel
loro incomprensibile desiderio di sangue e di morte, sembrano tristemente incapaci di vedere
nella loro bellezza, libertà e armonia nient'altro che un trofeo da appendere,
o un bersaglio vivente da abbattere.
Se alla fine questa
legge dovesse essere disgraziatamente approvata, e dovessero vincere gli
interessi e i diktat delle lobby della morte e del sangue contro il bene
pubblico e il principio etico e costituzionale della difesa della vita della
nostra fauna selvatica, e in generale della tutela di tutti gli animali, anche
domestici, abbandonati o "rinselvatichiti", che abitano il nostro
territorio, sappia il governo che di certo questo non sarà indifferente al
sentimento di buona parte dell'opinione pubblica: quel sentimento di vicinanza ed
empatia verso gli altri esseri viventi che è proprio della grande maggioranza
degli italiani e cui anche Silvio Berlusconi, unitamente all'amore e al
rispetto per gli animali e alla necessità di tutelare la fauna selvatica come
bene pubblico, si è sempre richiamato, come ci ha recentemente ricordato, nel
suo appello contro l'approvazione di questo ddl, la nipote Nicole.
E sappia anche il
governo che un tale scempio, almeno da parte di tutti i milioni di cittadini (molti,
come abbiamo già detto, anche di centro-destra) che amano gli animali e hanno a
cuore la loro vita ed il loro destino, non sarà perdonato, e non sarà
dimenticato.
Del resto, le
elezioni sono vicine. Alle molte delusioni e alle molte promesse non mantenute
verso i propri elettori, il governo doveva proprio aggiungere, per una misera manciata
di voti dei cacciatori (ormai per nemesi divina in via di estinzione o quasi
nel nostro paese, molti dei quali, tra l'altro, votano dichiaratamente per il
PD), questo vergognoso ed orribile provvedimento intriso di morte, di crudeltà,
di interessi privati e oscuri business, di pericoli e insicurezza per tutti i
cittadini, di noncuranza del bene pubblico, di barbarie e di sangue?
E, se così sarà, se davvero
in parlamento la maggioranza da voi guidata approverà questo scempio, fateci
almeno un piacere: smettete di citare Tolkien, la dolcezza della contea degli
Hobbit, la magia degli elfi di Granburrone e di Lothlorien, e la capacità del
sire Aragorn e di Gandalf di parlare ai destrieri dei Rohirrim e alle grandi
aquile del cielo, o di parlarci della necessità di difendere la terra di mezzo e
le foreste di Barbalbero dagli orchi di Mordor.
O almeno, prima di
farlo, guardatevi allo specchio.
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